Faglie attive in Italia: dove sono e perché si muovono
Le principali faglie attive sul territorio italiano: dove si trovano, come funzionano e quale rischio rappresentano per la popolazione.
Cos'è una faglia attiva
Una faglia è una frattura nella crosta terrestre lungo la quale due blocchi di roccia si muovono l'uno rispetto all'altro. Una faglia è definita attiva quando ha prodotto movimenti significativi in epoca geologica recente (generalmente negli ultimi 40.000 anni) e potrebbe generare terremoti in futuro.
L'Italia ospita centinaia di faglie attive, censite nel database DISS (Database of Individual Seismogenic Sources) dell'INGV, che costituisce la base scientifica per la valutazione della pericolosità sismica nazionale.
Perché l'Italia ha tante faglie
La sismicità italiana è legata alla convergenza tra la placca africana e la placca euroasiatica, un processo iniziato circa 65 milioni di anni fa e tuttora in corso. Questa convergenza genera:
- Compressione nelle Alpi e nella Pianura Padana, dove la microplacca adriatica spinge sotto le Alpi.
- Estensione lungo l'Appennino, dove la catena si "apre" verso est generando faglie normali.
- Subduzione nell'Arco Calabro, dove la litosfera ionica scende sotto la Calabria e la Sicilia.
- Trascorrenza in alcune aree, con movimenti orizzontali lungo faglie come quella del Gargano.
Tipi di faglie in Italia
Faglie normali (o dirette)
Le più diffuse lungo l'Appennino. Si formano in regime estensionale: un blocco scende rispetto all'altro. Sono responsabili dei terremoti più forti dell'Appennino (L'Aquila 2009, Norcia 2016, Irpinia 1980).
Generano terremoti tipicamente con profondità 5-15 km e possono produrre scarpate di faglia visibili in superficie.
Faglie inverse (o sovrascorrimenti)
Presenti nelle Alpi, nel fronte appenninico padano e nell'Arco Calabro. Un blocco sale sull'altro per effetto della compressione. Responsabili del terremoto dell'Emilia 2012.
Spesso cieche (non affiorano in superficie), il che le rende più difficili da individuare e studiare.
Faglie trascorrenti
Con movimento prevalentemente orizzontale. In Italia sono meno comuni ma presenti nell'area del Gargano (Puglia), nel Mar Tirreno e nelle Alpi Giulie (Friuli).
Le principali faglie per regione
Appennino centrale
- Faglia del Monte Vettore — Si è attivata nel terremoto di Norcia 2016 (M 6.5), producendo una scarpata di faglia di oltre 2 metri. Tra Umbria e Marche.
- Sistema di faglie di Amatrice-Campotosto — Responsabile del terremoto di Amatrice 2016. Area del Lazio orientale.
- Faglia di Paganica — Si è attivata nel terremoto dell'Aquila 2009 (Abruzzo).
- Faglia del Fucino — Responsabile del terremoto della Marsica 1915. Una delle faglie più lunghe dell'Appennino (~40 km).
Appennino meridionale
- Sistema irpino-sannita — Responsabile del terremoto dell'Irpinia 1980 in Campania.
- Faglia del Matese — Tra Molise e Campania, area ad alta pericolosità.
- Faglia del Pollino — Al confine tra Basilicata e Calabria.
Calabria e Sicilia
- Faglia dello Stretto di Messina — Responsabile del terremoto del 1908 (M 7.1). Area a massimo rischio.
- Sistema di faglie di Cittanova-Caraffa — Calabria meridionale.
- Faglia ibleo-maltese — Sicilia orientale, responsabile del terremoto del Val di Noto 1693.
Italia settentrionale
- Sovrascorrimenti delle Prealpi — Friuli (terremoto 1976) e Veneto.
- Faglie sepolte del fronte padano — Emilia-Romagna (terremoto 2012). Difficili da individuare perché coperte da sedimenti.
- Faglia del Montello — Area pedemontana veneta.
Come si studiano le faglie
Lo studio delle faglie attive è fondamentale per la valutazione del rischio sismico. I metodi principali sono:
- Paleosismologia: scavi attraverso le faglie per ricostruire la storia dei terremoti passati.
- Geodesia GPS: misura i movimenti millimetrici della crosta in tempo reale.
- Interferometria SAR: usa immagini satellitari per rilevare deformazioni del suolo.
- Geofisica di esplorazione: profili sismici e gravimetrici per mappare le faglie in profondità.
- Geologia strutturale: studio diretto degli affioramenti di faglia sul terreno.
Il concetto di gap sismico
Un gap sismico è un segmento di faglia che non ha prodotto terremoti significativi da lungo tempo, pur essendo attivo. In teoria, l'energia si accumula silenziosamente, aumentando la probabilità di un futuro terremoto. In Italia, alcuni ricercatori indicano come potenziali gap sismici aree della Calabria centrale, del Gargano e della faglia del Pollino.
Tuttavia, il concetto di gap sismico non permette di prevedere i terremoti: indica solo dove l'energia tettonica si sta accumulando.
Monitorare la sismicità
Su Italia Terremoti puoi monitorare in tempo reale l'attività sismica lungo tutte le principali strutture sismogenetiche italiane. Consulta le pagine per regione per visualizzare la distribuzione degli epicentri e individuare le aree più attive. Per approfondire, leggi la guida sulle zone sismiche in Italia.