Zone sismiche in Italia: mappa e classificazione

La classificazione sismica del territorio italiano: come funziona, quali sono le zone di rischio e come verificare la classificazione del proprio comune.

La classificazione sismica italiana

L'Italia è uno dei paesi europei a più alto rischio sismico. Il territorio nazionale è classificato in 4 zone sismiche, dalla zona 1 (massimo rischio) alla zona 4 (rischio minimo), secondo l'Ordinanza PCM n. 3274 del 2003 e successivi aggiornamenti.

La classificazione è basata sulla Pericolosità Sismica di Base (PSB), ovvero la probabilità che in un dato sito si verifichi un terremoto di una certa intensità in un periodo di 50 anni. Le Regioni hanno la competenza di aggiornare la classificazione dei singoli comuni.

Le 4 zone sismiche

ZonaRischioag (g)Descrizione
Zona 1 Molto alto > 0.25g Zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti. Comprende 725 comuni.
Zona 2 Alto 0.15 – 0.25g Possono verificarsi forti terremoti. Comprende 2.344 comuni.
Zona 3 Medio 0.05 – 0.15g Possono verificarsi terremoti modesti. Comprende 1.544 comuni.
Zona 4 Basso < 0.05g Zona meno pericolosa. Terremoti rari e di bassa intensità. Comprende 3.488 comuni.

Il parametro ag rappresenta l'accelerazione massima del suolo su terreno rigido e pianeggiante, espressa come frazione dell'accelerazione di gravità (g = 9.81 m/s²).

Le regioni più a rischio

Le aree a maggiore pericolosità sismica in Italia sono:

Zona 1 — Rischio molto alto

Zona 4 — Rischio basso

  • Sardegna — Interamente in zona 4, la regione a minor rischio.
  • Parti della Pianura Padana centrale (prima del 2012 alcune aree erano in zona 4, poi riclassificate).

Come verificare la zona sismica del proprio comune

Per conoscere la classificazione sismica del proprio comune è possibile:

  1. Consultare il sito della Protezione Civile — sezione "Classificazione sismica".
  2. Verificare sul sito della propria Regione — nella sezione dedicata all'edilizia e urbanistica.
  3. Consultare il database INGV della pericolosità sismica.

Effetti sulla normativa edilizia

La classificazione sismica ha importanti conseguenze pratiche:

  • Zona 1 e 2: obbligo di progettazione antisismica per tutte le costruzioni. Verifica sismica obbligatoria per edifici strategici e rilevanti.
  • Zona 3: obbligo di progettazione antisismica. Le Regioni possono prevedere verifiche aggiuntive.
  • Zona 4: obbligo di progettazione antisismica ridotto. Le Regioni possono rendere obbligatoria l'applicazione delle norme sismiche.

Le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018), aggiornate con il D.M. 17 gennaio 2018, definiscono i criteri di progettazione antisismica in funzione della pericolosità del sito, della classe d'uso dell'edificio e del tipo di terreno.

Storia della classificazione sismica

La prima classificazione sismica italiana risale al 1909, dopo il devastante terremoto di Messina del 1908. Inizialmente solo le aree colpite da terremoti venivano classificate ("classificazione per decreto dopo il disastro"). La svolta è arrivata con la Legge 64/1974, che ha introdotto criteri scientifici per la classificazione.

Dopo il terremoto del Molise del 2002, l'Ordinanza PCM 3274/2003 ha classificato l'intero territorio nazionale in 4 zone, eliminando i comuni "non classificati". La sequenza sismica dell'Emilia 2012 ha portato a rivedere al rialzo la classificazione di molti comuni padani.

Monitorare la sismicità del proprio territorio

Su Italia Terremoti puoi monitorare in tempo reale l'attività sismica della tua regione. Consulta la pagina Terremoti per regione per visualizzare mappa, statistiche e ultimi eventi della tua zona. Per approfondire il concetto di magnitudo, leggi la guida sulla scala Richter.